Viaggio in Giappone – Agosto 2009

05Ago09

Come già annunciato prima, stavo organizzando un viaggio in Giappone con un tour organizzato, e così è stato.

Giorno 0 – Viaggio

Sono partito il 2 Agosto dall’aereoporto di Milano Malpensa dopo essere stato accompagnato dai genitori verso le 8:00. Il volo per raggiungere Tokyo, anche visto il poco tempo antecedente della prenotazone, era con scalo a Helsinki. Tutto il volo lo ho prenotato con la FINN Air, la compagnia di trasporto aereo finlandese. Dopo essere partito da Malpensa ho raggiunto Helsinki in poche ore. Il tutto ovviamente accompagnato da un minimo uso di portatile a bordo 🙂

L’album completo delle foto fatte da me in Giappone (sono circa 500 foto) si trova come al solito sul mio spazio web su piacasa.

Anche in aereo..

Anche in aereo..

Dopo essere arrivato nell’affollato (relativamente) aereoporto di Helsinki, ho proceduto per spostarmi verso il gate del mio volo da Helsinki a Tokyo. Il volo era molto ricco di Giapponesi che tornavano a casa, più che da stranieri. Eppure c’è da dire che quei pochi stranieri erano in maggioranza italiani (nonostante le mie aspettative). Il volo è stato abbastanza confortevole nonostante la sua durata, anche perché c’era un sistema di intrattenimento personale su ciascun sedile (per vedere film, mappa gps, musica, radio, tv etc..); e anche perché il sedile al fianco al mio era libero, il che è stato ottimo. Nonostante le 4-5 ore di “buio” (finestrini chiusi) mentre eravamo sopra la Russia, ho dormito solo 1-2 ore al massimo. La cena in aereo era composta da varie pietanze di cui alcune con aspetto orientale.

Varie cose

Varie cose

Giorno 1 – Tokyo (Shinjuku)

Appena arrivato a Tokyo ho, forse stranamente, ritirato la valigia perfettamente in orario; senza neanche attendere un minuto. Dopo la valigia è stato il momento del controllo di immigrazione, in cui ho dovuto compilare un lungo foglio in cui dichiaravo di non importare nulla di valore in Giappone, e quindi non essere sottoposto a nessun tipo di tasse. Insieme alla consegna di questo foglio hanno anche fatto appoggiare gli indici della mano sinistra e destra sopra una macchina, che ha registrato le impronte digitali e ha anche scattato una foto. In questo modo il governo Giapponese controlla (molto adeguatamente, e anni luce rispetto all’Italia) l’immigrazione. Uscito nel reparto degli arrivi (stranamente ancora tutto in perfetto orario), ho incontrato una assistente giapponese che parlava inglese, che mi ha dato biglietti per l’autobus, di modo da andare in hotel. In realtà non era chiaro se e come venissi trasportato in hotel. Alla fine si è “scoperto” che dovevo solo ricevere i biglietti e l’indicazione di dove si trovava la fermata. Uscito dall’aereoporto di Tokyo mi sono trovato a una fermata di questo autobus. Dato che il mio era più tardi sono rimasto qualche decina di minuti ad attendere fuori. Nello stare fuori ho visto quello di cui tanto avevo sentito parlare: la puntualità assoluta e sempre perfetta che c’è qua. Infatti stavo guardando dei pullman che tipo partivano alle 10.00 per andare verso il centro di Tokyo quando ho notato alcune cose.

Tokyo Nara Airport

Tokyo Nara Airport

Le persone lasciavano il bagaglio a un facchino, che provvedeva ad etichettarlo. All’arrivo dell’autobus alle 9.55:00 tutti salivano e alle 10.00:00, non un secondo prima nè un secondo dopo, partiva il pullman. La cosa mi ha lasciato stupito, soprattutto per contrasto ai nostri servizi schifosi, specialmente con i pullman, in Italia. Dopo aver eseguito la stessa “cerimonia” per salire in autobus mi sono trovato quasi da solo sopra. Pochi minuti dopo l’autobus si è però fermato ad un altro ingresso dell’aereoporto dove è diventato quasi pieno, anche di italiani. Sul mio volo erano pochissimi gli italiani, quelli che sono saliti sull’autobus si è poi scoperto essere quasi tutti compagni del mio tour. Andando verso l’hotel ho avuto modo di vedere un po’ di “paesaggio” periferico di Tokyo; infatti l’aereoporto dista dal centro della metropoli circa 60 km. Questi 60 km vengono persorsi su una ottima e veloce autostrada.

Dopo alcune fermate nel centro di Tokyo, siamo arrivati all’ingresso del mio hotel: il Keio Plaza Hotel, situato di fronte al palazzo della prefettura di Tokyo. Entrambi sono grattaceli piuttosto vistosi. Il mio hotel è di circa 45 piani e la mia camera era al 27° piano.

Keio plaza hotel

Keio plaza hotel

Dalla mia camera c’era una visuale molto suggestiva della città e del palazzo della prefettura di Tokyo.

Tokyo Metropolitan Government Building

Tokyo Metropolitan Government Building

Arrivati in hotel verso le 12.00 tutti gli italiani e gli altri passeggeri del pullman hanno tentato di fare il check-in in hotel, inutilmente. Dopo aver chiesto, richiesto e stra-chiesto ci hanno detto di tornare verso le 13.00. Mentre si discuteva eccetera, ho incontrato due ragazzi italiani, che ho scoperto che stavano facendo sempre il mio stesso tour. Visto il fatto che in viaggio ero da solo e anche il fatto che avevano l’aria da otaku ho subito domandato di aggregarmi. Ci ho azzeccato. Erano infatti due otaku intorno ai 25 anni (anche se entrambi ne dimostravano molti meno): Marco e Matteo. Dopo aver parlato assieme qualche minuto abbiamo deciso (in attesa del check-in) di fare un giro nella zona dell’hotel, ovvero il quartiere di Shinjuku. L’ ‘impatto appena usciti dall’hotel è stato veramente forte, e probabilmente non lo è più stato simile fino alla fine del tour. Una sorta di sublime dinamico, la consapevolezza di essere piccoli e insignificanti con a fianco dei palazzoni di 50 piani che bucano il cielo.

C’è da dire che tantissima influenza (almeno per me) nel viaggio è stata quella di aver visto Neon Genesis Evangelion (cartone animato giapponese di Hideki Hanno, ambientato in un futuro post-apocalittico), in cui spesso si rappresentano scene di vita quotidiana dei personaggi nella fantascientificia città di Tokyo 3: una sorta di “nuova” ricostruzione di tokyo dopo un disastro planetario. Il solo fatto di girare tra le vie piene di semafori di Shinjuku, con il sottofondo delle cicale è stato sufficiente per ricordarmi ogni dettaglio identico a ciò che già conoscevo dai vari cartoni animati.

A questo proposito vorrei fare una parentesi: durante il tour ho sentito alcune persone, già di una certa età, parlare del modo di noi ragazzi di vedere questo paese solo in relazione ai manga e agli anime, come se guardassimo in modo superficiale tutto. La mia risposta è “dipende”. La stessa parola “manga” è stata inventata da uno dei pittori del movimento artistico giapponese Ukio-e ed infatti i manga hanno subito fortissima influenza dalla pittura giapponese (tanto è vero che in alcuni casi è facile confondere un disegno di un fumetto antico con una stampa di Hokusai). La pittura è stata influenzata dalla cultura giapponese. Infine va ricordato che i manga e gli anime (derivati dai manga praticamente) hanno in Giappone, diversamente che in Italia, una grandissima importanza sociale. A questo proposito basti dire che sono letti/visti sia da teenager come anche da cinquantenni. Per quanto riguarda le condizioni meteo sono state in linea di massima “buone”. Il clima giapponese è un clima molto temperato, con estati calde e umide ed inverni freddi e ricchi di neve. La temperatura era intorno ai 25-30 °C seppur con una quantità di umidità che avrebbe mandato fuori scala un misuratore di umidità qualunque. Facendo un giro per le prime vie in prossimità dell’hotel ho subito adocchiato le famose macchinette delle bibite e/o quelle delle sigarette disseminate per strada. Nelle vie più popolose se ne trovano anche ogni 100 metri. Quando ci siamo fermati per vedere un po’ che c’era abbiamo notato una strana bibita: si trattava di una lattina di fanta all’uva ( eh?!!). Strano ma vero, comunque era ottima, un po’ dolciastra ma veramente ottima. A parte questo altre stranezze tipo una bibita chiamata Acquarius (che però non è l’acquarius che pensiamo noi) e le solite pepsi/coca cola.

Marco che si beve una lattina di fanta alluva

Marco che si beve una lattina di fanta all'uva

Mentre tornavamo in hotel per ritentare il check-in abbiamo intravisto un parchetto, e ci siamo quindi entrati. Quì ho fatto anche un breve video che ho poi messo su youtube, all’unico scopo di far sentire il rumore *assordante* delle cicale. Dopo un brevissimo giro un questo tipico pachetto metropolitano (che si chiamava a proposito Shinjuku central park) siamo tornati in hotel. Qua inizialmente ci è stato detto di tornare più tardi poi, insistendo, siamo riusciti ad ottenere le chiavi delle camere (chiavi tipo-rfid). L’hotel è comunque tutto su stile moderno, con gabinetti super tecnologici (che come ha detto qualcuno sembra che ci voglia la password per tirare l’acqua) e ascensori superveloci, che iniziano a frenare 3 piani prima del piano di arrivo, il che denota a sufficienza la loro velocità. Quando abbiamo finito di sistemare le valigie un minimo, siamo subito usciti nuovamente nel centro di Shinjuku, addentrandoci più verso la parte dei negozi. Qua siamo entrati nelle sale gochi giapponesi, negozi di elettronica, di videogiochi e di pachinko. A questo proposito va illustrato un minimo come si presentava l’ambiente, perchè è solo apparentemente simile a quello che ci si immagina.

Shinjuku, area dei negozi

Shinjuku, area dei negozi

Le sale giochi sono delle “tane”, dei locali relativamente piccoli, scuri e abbastanza affollati, dove si trova aria condizionata a tutta manetta (ma questo quasi in tutti i negozi) e anche la possibilità per i giocatori di fumare (con anche portacenere vicino a ciascun cabinet da gioco). Dentro si trovano dai giochi più classici (metal slug, street fighter, tetris) fino alle ultime novità (tekken 6 in anteprima da provare), passando per giochi strani tipo giochi dove si appoggiano carte su stile magic su un tavolo intereattivo, oppure una batteria elettronica.

Tekken 6

Tekken 6

Poi c’è il pachinko. Il pachinko è il gioco d’azzardo nazionale in giappone. Si giocano di solito minimo 1000 ¥ (7-8 euro) e vengono date un tot di palline. Le palline si inseriscono in questa macchina, che lavora in modo simile a un flipper, ma in verticale. Le palline cadono dall’ alto e incontrano alcuni chiodi e leve che possono essere spostate con una opportuna manopola. Facendo entrare un grand numero di palline in un buco al centro del gioco compare su uno schermo una specie di “altro gioco” che viene innescato a seconda del numero di palline che entrano. Moltissime persone, dai 18 ai 98 anni giocano a questio gioco. I locali in cui sono entrato di pachinko erano tutti colmi di un rumore assordante del tipo da non poter parlare a più di 10 cm di distanza. In realtà non sono sicuro che si vinca denaro, sò che spesso si vincono dei vari gadget, buoni o altre cose. Spesso si dice che questi locali siano gestiti dalli Yakuza, la mafia giapponese. Spesso agli ingressi ci sono ragazze in costume o uomini urlanti qualcosa, mentre distribuiscono fazzolettini (per aiutarti a sopportare il caldo), con sopra la pubblicità del locale. Per strani motivi non è possibile fotografare l’interno di alcuni di questi locali.

Pachinko con i personaggi di Evangelion

Pachinko con i personaggi di Evangelion

Per quanto riguarda i negozi di elettronica c’è da dire che sicuramente si trovano cose che da noi devono uscire magari tra mesi e mesi, come ad esempio una telecamera hd piatta che ho visto in vari negozi. I prezzi dovrebbero essere più bassi, ma questo “risparmio” viene colmato dall’alto costo della vita giapponese, arrivando a dei prezzi quasi identici ai nostri. In alcuni casi ho provato a vedere prezzi più alti dei nostri di parecchio (una pianola che da noi costa meno o anche il mio stesso portatile eeepc), in altri molto più bassi (iPhone a 35€, però con necessità di contratto con il gestore giapponese della telefonia e quindi di essere residenti in Giappone). Tornati in hotel verso le 16.00 abbiamo incontrato la nostra guida del tour “Aia”, se così si scrive, che ci ha comunicato i vari orari e informazioni per il resto del viaggio. Dopo questo ennesimo ritorno in hotel siamo andati nuovamente in centro insieme però anche ad altre tre persone: Daniele, Laura e Gunther. Daniele è un venezuelano quasi cinquantenne, in viaggio da solo come me, uno che ama viaggiare in tanti posti. Laura e Gunther (soprannominato da poi poi anche Godzilla) sono marito e moglie che abitano nei pressi di Lecco, che sono venuti in vacanza. Quindi tutti e sei siamo andati in centro, anche per cercare dove mangiare. Infatti io, Marco e Matteo avevamo anche saltato il pranzo, senza contare la stanchezza di tutti dopo quasi due giorni interi senza dormire (per il volo e il fuso-orario). Dopo un breve giro abbiamo ritrovato un piccolo locale che avevamo adocchiato nel primo pomeriggio: un piccolo ristorante di ramen. Infatti avevo già proposto nel pomeriggio di mangiare qualcosa di giapponese. Essendo però stanchi eccetera non ho pensato al sushi ma al ramen, gli spaghetti giapponesi in brodo di soia, con a parte un po’ di riso e carne. Il locale dove siamo stati era molto spoglio e con pochi piatti. Questo perchè probabilmente era un locale da impiegati e lavoratori, non certo da turisti. Comunque il ramen veramente ottimo. Una particolarità di molti locali giapponesi è quella di far pagare il piatto non ad una cassa ma ad una macchinetta dove si inseriscono i soldi e vengono rilasciati dei “ticket”, che poi si danno al cameriere al bancone.

Un piatto di ramen con riso e carne a parte, quasi finiti di mangiare

Un piatto di ramen con riso e carne a parte, quasi finiti di mangiare

Fusi dopo il viaggio in serata siamo andati a fare un giro sempre nella stessa zona e poi di corsa a dormire.

Shinjuku by night

Shinjuku by night

Giorno 2 – Tokyo (Harajuku, palazzo imperiale, Asakusa)

Appena arrivati in Giappone sembra di essere dei supereroi e di non sentire l’effetto del fuso-orario ed essersi completamente adatattati. Questo supereroe decade la mattina del giorno dopo XD. Infatti mi sono svegliato intorno alle cinque di mattina (anche perchè ero andato a letto piuttosto presto). A quell’ora la città era coperta da nuvole molto basse, che non facevano intravedere la cima del palazzone di fronte a camera mia. Oltre alle nuvole basse sono stato attirato dal suono di alcune sirene, pare che qualcuno si fosse sentito male, perché in strada sotto l’hotel c’era una ambulanza.

La prima visita la abbiamo fatta alla Tokyo Tower, la torre rossa che si trova verso il centro della città. Dopo averla raggiunta in autobus siamo saliti con un ascensore sempre su stile super-veloce, con anche interessanti lucine colorate per intrattenere i passeggeri.

Non siamo arrivati al livello più alto, ma abbastanza in alto per poter vedere il panorama della zona metropolitana più grande del mondo. Dalla torre la guida ci ha mostrato i vari quartieri vicini; vederli tutti è probabilmente impossibile, vista la vastità della zona. Teoricamente in giornate molto limpide (veramente molto però), è possibile anche vedere il monte Fuji. In realtà quando siamo andati noi la mattina stava piovviginando leggermente.

La cosa era strana, infatti il periodo delle piogge finisce con il mese di Luglio in Giappone solitamente, però quest’anno c’è stata ancora qualche pioggerella a Agosto. Niente di forte per fortuna, probabilmente effetto del riscaldamento globale, che ha sconvolto l’equilibrio delle correnti d’aria e d’acqua. Dopo la torre di Tokyo siamo andati alla piazza del palazzo imperiale. Questa è forse una delle poche zone di Tokyo non coperta da edifici (eccetto per i parchi già presenti). Qua c’è la residenza dell’imperatore. All’interno del palazzo non è permesso entrare, e fuori c’è un grosso portone con dele guardie su stile inglese (che fanno anche il cambio della guardia etc…).

Oltre alle guardie le mura del palazzo sono protette da un corso d’acqua, su cui c’è il ponte che fa accedere appunto al palazzo. Il giardino di fronte è caratterizzato da parecchie piante con rami con andamento sinuoso, ovviamente forzati ad essere così, non certo per natura. Questa caratteristica di voler dare questa forma agli alberi è infatti tipica giapponese. Dopo il palazzo imperiale siamo andati al tempio di Kannon ad Asakusa e abbiamo visitato un piccolo bazaar vicino.

Il pranzo è stato in un tipico ristorante giapponese, sempre nella stessa zona, dove abbiamo mangiato spiedini di tanti tipi (pesce, carne, verdure) più un classico accompagnamento di zuppa di miso e riso. Sempre risate per chi non sa usare le bacchette.
Nel pomeriggio siamo passati nel quartiere di Harajuku, un quartiere di Tokyo dove ci sono tantissimi negozi di abbigliamento e di vari gadget, principalmente per giovani. Questa è stata per noi una delle zone più “popolate” che abbiamo visitato a Tokyo. Dopo aver fatto qualche giro sulla via principale ci siamo addentrati in una via piccola e stretta. La guida continuava a insistere dicendo che quella era na via frequentata da tutti i giovani. In effetti aveva ragione, a parte ad Akihabara, solo lì abbiamo visto così tanti ragazzi e ragazze tra i 15 e i 25 anni.

Finita la vietta affollata dovevamo tornare teoricamente in hotel. La guida aveva l’obbligo di riportarci in hotel, anche se il nostro gruppo voleva andare a Shibuya (altra zona molto ricca di negozi ed affollata). La guida ha allora iniziato a digitare roba sul telefono, chiamare, fare biglietti, richiamare ancora e intanto tutti attorno che chiedevano e non si capiva nulla. È andata a finire che tutto il gruppo di italiani con la guida (50 persone circa) erano fermi davanti alla stazione di Harajuku all’ora di punta! È stato in questa occasione che ho provato per la prima volta in maledetto tè freddo giapponese delle macchinette. Morto dal caldo afoso che provoca tantissimo sudore anche stando fermi, ho pensato bene di prendere qualcosa di fresco da bere. Arrivato di fronte ad una macchinetta con Marco e Matteo ho cercato qualcosa di buono. C’era un tè freddo, allora ho messo 100 yen e lo ho comprato. Appena l’ho preso anche gli altri lo hanno preso. Come potevo immaginare il gusto? Hahaha. È stata una sorpresa. Quel maledetto tè (sia maledetto anche chi lo ha inventato) ha lo stesso sapore di un copertone di camion bruciato e affumicato per qualche mese insieme a pop-corn bruciati. Questo forse descrive bene il gusto. Poco dopo averlo sputato (sia io che gli altri pazzi che lo hanno preso come me), è arrivato Daniele dicendo che lui aveva avvertito di non prenderlo. Praticamente nel nostro hotel c’è anche tra i vari 5 o 6 ristoranti, un piccolo super-market aperto quasi sempre. Daniele ci ha raccontato di essere andato la sera prima a prendere un pacchetto di patatine ai gamberi, molto salate. Dopo averle finite però aveva sete, così è tornato per prendere qualcosa. Laura, senza sapere cosa fosse gli ha consigliato di comprare QUEL tè. Lui fidandosi è andato in camera, ha messo in tè in freezer per raffreddarlo per bene e poi lo ha tirato fuori per berselo mentre guardava la tv. Non immaginando il sapore si è riempito la bocca di quella bevanda per rinfrescarsi. Ha raccontato poi di averla istantaneamente rigettata, purtroppo in direzione della TV, e che quindi poi ha dovuto passare il tempo seguente a maledire quel tè e a pulire la camera. XDD Tornando alla cronaca della giornata c’è solo da dire che abbiamo fatto un giro nella zona di Shibuya e poi in un grande magazzino, in altri negozi e infine siamo andati a mangiare da Burgher king per rilassarci.

Sulla strada abbiamo incontrato anche delle ragazze vestite da geishe e, come in altre occasioni, ci siamo fermati per una foto.

Giorno 3 – Akihabara (+ Ueno)

Nel nostro tour organizzato da JTB (Japan Travel Bureau Corp) c’era anche la possibilità di fare il terzo giorno un tour guidato a Nikko oppure lasciare l’intera giornata libera. Quando ancora dovevo arrivare in Giappone già stavo pensando di dedicare quel giorno a visitare il quartiere di Kichijoji (il quartiere delle scuole che c’è nel manga/anime GTO) e/o Akihabara (la famosa electric city, strapiena di negozi di elettronica ma anche manga e videogiochi).

Dopo aver discusso durante i gorni precedenti, abbiamo deciso di dividerci: io e Marco siamo andati tutta la giornata ad Akihabara, mentre Matteo, Daniele, Gunther e Laura sono andati a fare il tour guidato nella zona di Nikko.

Cercando su Wikipedia la parola Otaku si ottengono alcune definizioni, parole e modi per riconoscerli; quasi sempre però c’è anche l’indicazione di Akihabara, il luogo indicato da tutti come di “ritrovo” per gli otaku.

Io e Marco siamo partiti la mattina verso le 7-8 per andare in quella zona, prendendo il treno (linea JR gialla da Shinjuku a Akihabara).
I treni, come i pullman e gli altri mezzi di trasporto giapponesi, sono precisi al millesimo di secondo e sono anche comodi da usare. L’unico problema che un europeo può incontrare sui treni (parlo della linea JR che è l’unica che ho provato oltre allo Shinkansen) è fare il biglietto. Non ci sono persone che rilasciano biglietti. Esistono solo macchinette automatiche. Le macchinette non sono difficili da usare, ci sono anche le indicazioni in inglese. La macchinetta rilascia però quasi solo biglietti a tratte. Ad esempio andare da Shinjuku ad Akihabara può costare 230 Yen mentre per estendere fino a Ueno costa invece 250 Yen, allora si paga a seconda della distanza. Per calcolare il prezzo ci sono fuori dei grandi cartelli con tutte le stazioni dove puoi andare e il costo che hai per ciascuna. Il problema è che i nomi delle stazioni su questa mega mappa sono quasi sempre in kanji, l’alfabeto a ideogrammi giapponese. Risulta quindi spesso complicato riuscire a capire qual’è la fermata e si finisce per chiedere a qualcuno che passa oppure a qualche “controllore” alle macchinette timbratrici all’uscita.

Chiedere un’informazione a un giapponese è un atto quasi di scortesia. I giapponesi sono un popolo con una cultura che li porta sempre ad essere gentili e non creare mai intralcio agli altri. Se fate una domanda a un giapponese e lui non capisce o non sà rispondere si trova in grande difficoltà. Questo perché da una parte lui non sà rispondere e in realtà neanche vuole, però il suo forte senso del dovere gli dice che è obbligato a rispondere. Allora si ritrova in una specie di stallo, in cui comincia a grattarsi la testa, a indicare posti vaghi, poi ad annullare l’indicazione appena data, eccetera.

Parlando ancora del treno vanno dette alcune cose. Il treno in Giappone è quasi come una metro, specialmente nelle zone interne a Tokyo. Una volta fatto il biglietto lo si inserisce in una macchinetta all’ingresso che lo risucchia e lo restituisce immediatamente. Si arriva quindi ad una banchina di attesa dove spaccando il minuto arriva il treno, con diverse indicazioni anche sonore. Una volta saliti ci sono diversi schermi luminosi dove si alterna su una cartina virtuale nomi in giapponese e in inglese di tutte le stazioni in cui si arriva e il tempo mancante per le successive. In treno moltissimi giapponesi dormono durante il viaggio e si svegliano quasi programmati appena arrivano alla loro fermata. Per questo motivo si viene guardati malissimo se dovesse suonare il cellulare ad alto volume. Altri giocano al DS e molti altri leggono giornali o, più spesso, manga.
Molta gente in treno è munita di mascherine bianche. Tantissimi occidentali equivocano spesso il motivo di queste mascherine. Infatti si potrebbe pensare che servano per proteggersi dai microbi e dalle malattie nei posti pubblici. Alcune rare volte è vero, ma il vero motivo per cui vengono messe è per non diffondere i propri microbi e le proprie malattie. Già solo da questo si comprende l’immenso abisso tra le due mentalità orientale e occidentale..

Io e Marco siamo arrivati ad Akihabara intorno alle 8, e ci siamo trovati di fronte ad un paesaggio piuttosto vuoto. Infatti i negozi, soprattutto in quella zona, restano chiusi fino almeno alle 9.00 o alle 10.00, quando improvivsamente da vuota l’area diventa completamente animata.

Ci siamo quindi trovati a gironzolare nell’area di Akihabara, quasi deserta, mentre guardavamo i vari negozi chiusi..
Vista l’occasione mi sono anche fermato per fare una foto in una cabina telefonica (per fare una imitazione di Shinji di Neon Genesis Evangelion).

Continuando a girare siamo andati in uno dei pochi negozi aperti: lo Yodobashi, che è un grande magazzino di roba elettronica/informatica e videogiochi.

Dopo un veloce giro all’interno, dove abbiamo preso alcune cose, siamo tornati sulla via principale. Qui siamo entrati in alcune sale giochi e negozietti vari di manga e anime. Abbiamo passato diverso tempo a girare vari negozietti, poi man mano che avanzavamo iniziavano ad aprire un po’ tutti.

Siamo anche passati in una sala di pachinko che pareva avesse lo sponsor di Evangelion da tanti erano i poster, disegni e statue esposte agli ingressi. Ovviamente non si poteva evitare una foto.

Durante tutta la giornata abbiamo tentato di raggiungere il fantomatico “Tokyo anime center”, senza riuscirci. Io immaginando che ci potessero essere problemi, avevo guardato la posizione del palazzo il giorno prima. Nonostante questo non siamo riusciti a trovarlo. Doveva essere vicino alla stazione, eppure per quanto chiedessimo nessuno sapeva niente.

Per tutto il tempo rimanente che siamo stati ad Akihabara siamo stati in negozi e nelle varie strade interne.

Intorno alle 5-6 di pomeriggio ci siamo spostati verso Ueno, dove si trova un grande negozio con roba relativa a anime e manga.
Tra le tante cose sono stato colpito da una vetrinetta con una serie di riproduzioni di fucili e armi varie di famosi videogiochi e film.. c’era la SOCOM di Metal Gear Solid, la pistola di Lupin, il fucile di Full Metal Jacket.. Qui ho comprato una tazza di Evangelion e un poster. Al piano superiore c’erano tutta una serie di magliette,costumi, finte armi e altri accessori relativi a Naruto.

Tornati in Hotel, in serata tarda abbiamo fatto un giro a Shinjuku dopo aver mangiato ancora ramen in un locale in zona. Sempre in serata siamo saliti al 45° piano del nostro hotel, dove abbiamo fatto alcune foto.

Giorno 4 – Hakone, Monte Fuji, Kyoto

Il quarto giorno era previsto un transito ad Hakone, il monte Fuji e successivamente il viaggio per Kyoto.
La giornata è cominciata con un viaggio in pullman di circa un ora e mezza per arrivare nella zona del lago Ashi. Purtroppo la giornata era piuttosto umida e con bassa pressione, inoltre una leggera nebbia e pioggerellina sono scese mentre arrivavamo.

Ripreso il pullman siamo andati verso il lago Ashi, per una piccola crocera. Durante il viaggio in pullman siamo stati sconvolti da una performance della guida, che ha cantato una canzone napoletana (“funiculì funiculà”) in giapponese..

La crocera sul lago Ashi è stata abbastanza piacevole anche se il tempo non era ottimo.

Dopo un pranzo con cucina internazionale in un hotel vicino al lago Ashi ci siamo spostati verso la funivia che portava sulla cima del monte Komagatake, dove avremmo dovuto ammirare il monte Fuji. Purtroppo c’era ancora nebbia.

Poco dopo ci siamo spostati verso Hakone, dove Marco, Matteo e gli altri hanno preso delle maschere da power ranger fuori da un negozio… Per strada, con la scusa di fare foto con ragazze in divisa, abbiamo anche incontrato una ragazza giapponese che parlava benissimo italiano.

Poco dopo la guida ci ha portato in stazione, dove dovevamo prendere lo Shinkansen, il famoso “treno proiettile”, che raggiunge anche i 300 km/h

Intorno alle 8 di sera siamo arrivati a Kyoto (con questo viaggio di circa 2 ore). Dopo aver depositato i bagagli siamo andati alla ricerca di un ristorante di sushi.

Giorno 5 – Kyoto

Il giorno seguente abbiamo iniziato la visita di Kyoto con il tempio del padiglione d’oro, circondato da una sorta di parchetto..

La tappa successiva era il castello Nijo. Purtroppo all’interno non era permesso fare foto.

Poi siamo passati velocemente dal tempio Kiyomizu. Qui molti hanno preso una specie di oracolo: un biglietto estratto a sorte che prediceva qualcosa di buono o di cattivo.

A pranzo abbiamo mangiato ancora in un ristorante con sushi e altri piatti tipici. Il ristorante aveva anche un bellissimo giardino dove, ovviamente, non si poteva entrare con le scarpe ma solo con ciabatte predisposte fuori.

Dopo pranzo ci siamo avviati verso il santuario Heian.

Dopo il santuario la guida ci ha portato nel centro dell’artigianato di Kyoto, dove ho comprato alcuni suvenir.

In serata, dopo un bagno nella piscina dell’hotel, siamo andati a visitare la torre di Kyoto e poi abbiamo trovato una sala giochi dove divertirci un po’.

Giorno 6 – Nara e Kyoto

Dopo un veloce spostamento in bus a Nara siamo arrivati al tempio Todaiji, dove c’erano parecchi cervi.

Poco dopo ci siamo spostati al santuario Kasuga

Dopo la cena in un altro ristorante con piatti tradizionali (sempre con un bellissimo giardino), siamo tornati a Kyoto, dove la guida ci ha lasciato all’ International Manga Museum. In realtà siamo stati un po’ delusi da questo fantomatico “museo”. Ci aspettavamo chissà cosa, in realtà era solo una specie di biblioteca piena di manga, specialmente vecchi, e molta gente ferma a leggere. Ho giusto acquistato alcuni gadget e magliette nello shop all’uscita.

Usciti dal “museo” siamo tornati a piedi verso l’hotel.

In serata abbiamo cenato in un ristorante sotto la stazione, dove abbiamo mangiato dell’ottimo ramen. Dopo il ramen ci siamo fermati anche in un altro locale per un dolce.

Giorno 7 – Partenza

Il settimo giorno purtroppo c’è stata la partenza. Io sono partito alle 7.00 per andare verso l’aereoporto di Kyoto; Marco e Matteo sono tornati per altri due giorni al Keyo plaza di Tokyo e gli altri hanno proseguito il tour a Hiroshima.

Il viaggio di ritorno è stato leggermente più lungo dell’andata, comunque pienamente sopportabile. Dopo 14 ore di viaggio sono arrivato a Malpensa, dove erano appena le 9 di mattina..

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One Response to “Viaggio in Giappone – Agosto 2009”

  1. viaggio stupendo!!! *-* complimenti!! ma una settimana non basta, per visitare il giappone ci vorrebbe un mese!! ^-^


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